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venerdì 14 luglio 2017

Grano in Italia: situazione a dir poco sconcertante!

Con 18 centesimi al Kg, questo è il prezzo di vendita del Grano duro in Italia gli agricoltori non ce la fanno proprio più perchè lavorano sottocosto.
Le Industrie alimentari italiane preferiscono il grano straniero che giunge nei nostri porti con navi stracariche non solo di questo prodotto ma anche di tutti i composti chimici autorizzati e utilizzati nelle colture oltre frontiera: costa meno! Il Canada e l'Ucraina 2 paesi fra tanti.
Le industrie alimentari che comprano e usano il grano straniero per produrre in Italia tutto ciò che propongono nei loro listini, sono anche le stesse che si fanno pubblicità facendo credere ai consumatori italiani che i loro prodotti sono Made in Italy. Una di queste è certamente BARILLA, ma tante altre seguono l'esempio e vendono alle grandi catene di supermercati prodotti come la pasta a prezzi imbattibili e promozioni (tipo paghi 2 prendi 3).

La realtà ci dice che l'Italia importa fra il 30 e il 40% del grano duro necessario al fabbisogno nazionale; la percentuale sale vertiginosamente quando si parla di grano tenero: 75%. Questo prodotto serve per produrre Biscotti, Pane, e altri prodotti sui quali viene messo il bollino del Made in Italy.
QUALI SONO I MOTIVI ADDOTTI DALLE INDUSTRIE?
Dicono essere assolutamente necessario l'uso dei grani importati e considerati "di qualità" (attenzione a non fraintendere!) ; si tratta di un commento riferito all'aspetto tecnico, di lavorabilità del prodotto. Dicono che questi grani sono più tenaci e sopportano trattamenti impetuosi, garantiscono elasticità ai prodotti, ma a scapito della nostra salute. Si tratta di farine che paragonate ai prodotti edilizi, sono dei buoni "Cementi" e ottime "Colle" che per i mattoni e le piastrelle; sono prodotti che costano poco ed hanno un glutine tenace, ideale per il pizzaiolo ed il fornaio che hanno bisogno di lavorare velocemente e per i pastifici industriali che devono produrre grandi quantità.
Ma, CHI CI GUADAGNA?
Certamente non la nostra Salute. La continua crescita del numero di persone affette dalla Celiachia può essere una risposta a questa assurda abitudine di utilizzare questi grani per produrre in Italia prodotti venduti con il Made in Italy.
Bisogna ribellarsi a tutto questo.
L'industria fa affari ed utili come al solito sulla pelle delle persone che si rivolgeranno al Sistema Sanitario per risolvere i problemi emergenti di salute; il Sistema Sanitario ci intrappolerà in circuito vizioso con esami, analisi strumentali, diagnosi, farmaci per malattie croniche, che grazie alla loro cronicità ci rendono accaniti consumatori di Farmaci chimici, da utilizzare per tutta la vita che non si riesce a capire bene perchè si allunga sempre più.
Certo, ci devono tenere vivi, per consumare alimenti stranieri che sostengono le nostre malattie che sostengono le Industrie del Farmaco e della Salute, altrimenti il PIL se ne va in palla!
CHE COSA FARE DUNQUE?
Il grano Canadese non deve passare più le nostre frontiere! Se aspettiamo che questa decisione la prendano i nostri politici, che al contrario fanno Accordi commerciali per facilitare e garantirsi questi passaggi dalle frontiere (come il recente CETA Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente "Accordo economico e commerciale globale"). Ma cosa si garantisce in arrivo da Canada? Grano regolarmente irrorato di Glifosato anche poco prima della raccolta e che permane nel prodotto ritrovandocelo nel pane industriale che acquistiamo e che mettiamo in tavola ai nostri figli.
Occorre garantire che ci sia trasparenza negli ingredienti enunciati sui prodotti venduti e gli italiani devono sapere che cosa stanno mangiando; informazione corretta per chi poi deve decidere consapevolmente cosa acquistare.
Dall'altra parte del banco, gli Italiani devono agire per non comprare i prodotti fatti con materie prime malsane e provenienti dall'estero, dove le regole e le attenzioni sulle pratiche agricole sono dettate dalle grandi industrie dei semi e della chimica. Acquistando con un prezzo del pane o della pasta superiore ma italiano e sano, non significa necessariamente che stiamo spendendo di più; dovremo prima o poi fare i conti con la nostra Salute e da quel momento non baderemo a spese pur di stare meglio (anche solo apparentemente)!
Ricordiamoci che il mercato lo fanno i consumatori: se i consumatori non comperano determinati prodotti, questi sono destinati a scomparire dai banchi dei Supermercati e dei grandi Discount. In tempo di crisi il prezzo e sotto tiro e molti si rivolgono ai Discount dove possono comperare 2 pezzi al prezzo di uno. Questi prima o poi spenderanno in Farmacia i soldi che hanno risparmiato sul cibo.
E GLI AGRICOLTORI COSA FANNO?
Dovrebbero prima di tutto chiedersi che grano coltivano e come stanno trattando la terra nella quale mettono i loro semi. E ancora, prima di tutto, dovrebbero chiedersi quali semi stanno mettendo nella terra che gli è stata affidata, perchè dovrebbero sentire la responsabilità  che hanno per il cibo che stanno producendo; forse non lo sanno ma dovrebbero tutti sapere che stanno programmando la salute dei consumatori dei loro prodotti; ognuno di loro dovrebbe chiedersi se darebbe da mangiare il cibo fatto col loro grano ai loro figli o nipoti.
Certo, la situazione è tale per cui non riusciranno a procurarsi da vivere coltivando il grano e non potendolo vendere al prezzo competitivo di quello che arriva per nave da oltreoceano.
Quindi meglio coltivare altro (Kiwi, pomodori e uva renderebbero di più) piuttosto che rendersi complici di una circuito vizioso dove i semi sono imposti, dove le estensioni del coltivato devono essere enormi, le attività meccanizzate al massimo, fertilizzando con la chimica e spandendo antiparassitari e diserbanti a più non posso per salvare il salvabile.
Dietro queste realtà agro-industriali ci sono a onor del vero anche persone che piantano alberi, si scambiano semi, organizzano feste per le mietiture, contadini che condividono macchinari per non investire più del necessario, che fanno girare ancora i mulini, anche quelli a pietra, acquistano pastifici in cooperativa e forniscono mercati locali, quelli delle loro parti, dove la gente si impegna ancora a cercare chi come loro sono consapevoli che la Salute parte prima di tutto dall'impegno del contadino che produce con onestà e intelligenza senza cercare futili guadagni sulla pelle degli altri.

IL RITORNO DEI GRANI ANTICHI (Senatore Cappelli, Saragolla, Tumminia, Grano Monococco, Gentil Rosso, Verna, Rieti, e tanti altri che provengono da varie aree e regioni d'Italia) è un segnale positivo di questa tendenza di aumentata consapevolezza; contadini che si stanno rivolgendo alle colture di prodotti che rubano dalla storia dell'agricoltura, quella che "la gente la guariva e non l'ammazzava". 
Si tratta di grani più digeribili e che hanno un sapore diverso. Grani che non hanno bisogno di fertilizzanti che "pompano" e danno alla terra un gran bisogno di acqua; non hanno bisogno di pesticidi se il contadino torna a far ruotare le colture.
Sono colture che rendono meno ma i prodotti vengono pagati di più perchè si riconosce in essi un prodotto molto ma molto più nutritivo, più salutare.
Questo è un inizio di cambiamento che per fortuna riguarda l'alimento più importante che ancora ci riguarda: il grano. E speriamo che questa cultura si espanda e vada a coinvolgere tutto quello che poi arriva sulle nostre tavole.













GUARDA L'AGGIORNAMENTO AVVENUTO IL 21/7/2017: TRASPARENZA ETICHETTE PER RISO E PASTA.